Il Musicista

Il giorno della prima comunione mi innamoro della fisarmonica suonata alla mia festa, chiederò seduta stante a mio padre di comprarmi uno strumento e iniziare ad andare a scuola di musica. Vengo portato a lezione dal maestro Alvaro Fiacconi che per circa 6 anni mi insegnerà la fisarmonica, a leggere la musica e a suonare con le prime orchestre.

A 12 anni inizia la prima rivoluzione della mia vita, frequentando i corsi di Teatro del maestro Franco Chillemi mi viene mostrata per la prima volta una chitarra da vicino, i tempi sono ormai maturi: "Voglio suonare la chitarra!". La mia prima chitarra è uno strumento classico comprato per pochissimi spiccioli da un malfidato e già preoccupato padre. Contemporaneamente, grazie all'amicizia di più emancipati amici delle scuole medie, arriva dentro casa mia la prima cassetta BASF C90. Dentro c'è di tutto! gli Ac/dc, gli Iron Maiden, i Judas PriestSaxon a altre pietre miliari del Rock Metal dei primi anni '80. È l'inizio della fine. Il demone del rock si impossessa di me in pochissimo tempo, già a 14 anni suono in una band Thrash Metal della mia città: i Detention. Sono anni di studio intenso, passo dal Rock-Metal al blues, poi anche il jazz; in realtà non amo suonare il jazz ma la scuola tecnica e armonica del genere è fondamentale. Saranno i tempi dei Panacea (gruppo rock-fusion), degli Healers Blues Band, dei Cambio Mentale e di una della mie esperienze più incredibili, belle, emozionanti e veramente divertente della mia vita: la Skatabanda. La chitarra è chiaramente la mia amica fidata, prima con tanta tecnica, poi in età matura, più rivolta al feeling e al suono. Saranno gli anni degli Al & The Maskalzones, un gruppo ska-jazz molto vintage, un settetto con fiati e una sezione ritmica che non mi ha mai abbandonato, neanche oggi: Fabio Accurso al basso e Gaetano de Carli alla batteria, che insieme a Giorgio Tebaldi sono ancora i miei compagni fidati su tanti palchi in giro per L’italia, per chi non ci conosce, siamo i Tubadu.

A 17 anni arriva anche il basso elettrico, è amore corrisposto! Mi rivengono in mente i proverbi del mio primo maestro: “Un’orchestra senza bassi è come un asino senza ‘recchie!”. Aveva ragione, il basso è il motore della macchina del groove, ed è pazzesco essere la costante di un brano musicale, di un suono. Ho suonato tanti anni il basso come professionista in giro per l’Italia in molte formazioni; è stata una esperienza davvero formativa sullo stare a tempo, imparando a essere padrone del ritmo e a cavalcarlo come un onda.

Tutto sembrava filare liscio fino a quando, improvvisamente…piovuto a caso dalle mani di un mio amico di Brescia, nella mia vita entra un ukulele. Un piccolo strumento di legno con 4 corde: le corde dell’amore. Con l’ukulele mi sento veramente bene perché innanzitutto capisco che chi mi è vicino sta bene come me. Una sensazione di empatia con il pubblico e le persone che suonano con me; si dice che è uno strumento che istintivamente trasmette un certo benessere e buon umore.

Devo dire che è vero, almeno nella mia esperienza. La musica che ho creato e che suono con l’ukulele è estremamente fruibile da tutti, non è un fatto di semplicità, ma di comprensione intima. Dai bambini piccoli alle persone adulte, chiunque ti sente suonare l’ukulele si avvicina e ti accoglie con un sorriso.

Con l’ukulele ho girato tanto, suonato moltissimo, ho scritto un metodo, registrato dischi…ho ukulele sparsi in ogni punto di casa e spesso ci dormo anche insieme.

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